Riflessioni sul Vangelo di domenica 11 aprile
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Riflessioni sul Vangelo di domenica 11 aprile

Domenica  11

È risorto, inutile cercarlo tra i crocefissi. È risorto, inutile correre al sepolcro per imbalsamarlo e rendergli tanti (ipocriti) omaggi postumi. È risorto, davvero, sul serio, senza ombra di dubbio. Le donne sono corse ad avvisare i discepoli che sono corsi per andare a vedere. Ma se faticate ad accorgervene, se la notizia non vi riempie il cuore di gioia, state tranquilli: abbiamo davanti a noi un mese per meditare, pregare, riflettere, convertirci. E in questo percorso abbiamo un grande patrono: Tommaso. Tommaso è soprannominato didimo, cioè gemello. Curioso, come nomignolo. Talmente curioso da far pensare ad un simpatico espediente letterario: Tommaso ci è simile, ci è identico, noi siamo Tommaso. Ci è uguale nella sua fede sofferta, dubbiosa, claudicante.

Come vorremmo vivere la beatitudine che pronuncia Gesù! Come vorremmo, sul serio, essere felici anche se non abbiamo visto! Per noi, invece, la fede più che beatitudine è sofferenza, inquietudine. Ci è gemello, Tommaso. Quando uomini e donne di Chiesa ci fanno soffrire, quando rinnegano le parole che professano, quando dicono e non fanno. Tommaso è il patrono delle tante persone che non riescono a vedere la presenza del risorto in questo insieme raccogliticcio che siamo.

Ma, diversamente da noi, Tommaso resta. Non se ne va sbattendo la porta. Non si sente migliore.

Resta, in questa Chiesa incoerente. E fa benissimo. Perché Gesù viene apposta per lui. Per lui è la prova più spettacolare della resurrezione di Cristo: le sue mani trafitte, come trafitti sono i nostri occhi e i nostri pensieri. Fino a questo punto giunge la (divina) misericordia di Dio.