Riflessioni sul Vangelo di venerdì 26 marzo
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Riflessioni sul Vangelo di venerdì 26 marzo


Venerdì 26

Può un uomo prendersi per Dio? Può Dio, diventare un uomo come noi? Noi non crediamo in Dio, non professiamo una vaga e dignitosa appartenenza religiosa ma diciamo con forza che il Dio che ha creato il mondo e che ha voluto farsi conoscere da un popolo, Israele, finché questi lo raccontasse a tutti gli uomini, è diventato uno di noi, è accessibile. Noi crediamo nel Dio che Gesù ha testimoniato che ha raccontato, che ha professato fino a morirne. Certo, questa pretesa scuote nelle fondamenta il nostro cattolicesimo fatto di abitudine e di pie favolette. Convinti come siamo che la fede sia una sorta di allegra interpretazione della vita che poco ha a che fare con la realtà, siamo messi in crisi dalla forza argomentativa di Gesù 

Gv 10,31-42
i Giudei portarono pietre per lapidare Gesù. Egli disse loro: “Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre mio; per quale di esse mi volete lapidare?”.
Gli risposero i Giudei: “Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per la bestemmia e perché tu, che sei uomo, ti fai Dio”. Rispose loro Gesù: “Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete dei? Ora, se essa ha chiamato dei coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio (e la Scrittura non può essere annullata), a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo, voi dite: Tu bestemmi, perché ho detto: Sono Figlio di Dio? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non volete credere a me, credete almeno alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me e io nel Padre”.
Cercavano allora di prenderlo di nuovo, ma egli sfuggì dalle loro mani.
Ritornò quindi al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui si fermò. Molti andarono da lui e dicevano: “Giovanni non ha fatto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero”. E in quel luogo molti credettero in lui.