
Venerdì 26
Può un uomo prendersi per Dio? Può Dio, diventare un uomo come noi? Noi non crediamo in Dio, non professiamo una vaga e dignitosa appartenenza religiosa ma diciamo con forza che il Dio che ha creato il mondo e che ha voluto farsi conoscere da un popolo, Israele, finché questi lo raccontasse a tutti gli uomini, è diventato uno di noi, è accessibile. Noi crediamo nel Dio che Gesù ha testimoniato che ha raccontato, che ha professato fino a morirne. Certo, questa pretesa scuote nelle fondamenta il nostro cattolicesimo fatto di abitudine e di pie favolette. Convinti come siamo che la fede sia una sorta di allegra interpretazione della vita che poco ha a che fare con la realtà, siamo messi in crisi dalla forza argomentativa di Gesù
Gv 10,31-42
i Giudei portarono pietre per lapidare Gesù. Egli disse loro: “Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre mio; per quale di esse mi volete lapidare?”.
Gli risposero i Giudei: “Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per la bestemmia e perché tu, che sei uomo, ti fai Dio”. Rispose loro Gesù: “Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete dei? Ora, se essa ha chiamato dei coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio (e la Scrittura non può essere annullata), a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo, voi dite: Tu bestemmi, perché ho detto: Sono Figlio di Dio? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non volete credere a me, credete almeno alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me e io nel Padre”.
Cercavano allora di prenderlo di nuovo, ma egli sfuggì dalle loro mani.
Ritornò quindi al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui si fermò. Molti andarono da lui e dicevano: “Giovanni non ha fatto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero”. E in quel luogo molti credettero in lui.