Riflessioni sul Vangelo di venerdì 11 dicembre
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Riflessioni sul Vangelo di venerdì 11 dicembre

Venerdì 11

Non siamo forse abituati ad immaginarci un Dio serioso? A pensare al cristiano come a colui che rinuncia alle gioie della terra? Come ci suggerisce un rabbino di poco posteriore a Gesù: "Dio ci chiederà conto di tutte le gioie che non avremo vissute". Gesù vero uomo, uomo perfetto, ha pienamente gioito dell’amicizia, della festa, delle bellezze della sua terra, ha sorriso guardando ai bambini che litigano per un gioco, ha saputo prendere spunto dall’emozione provata davanti a un tramonto o ai biondi campi di grano per parlare del Regno. Siamo chiamati a riappropriarci di una piena umanità, i cristiani sono chiamati a diventare testimoni di piena umanità. Non facciamo i capricciosi allora, mai contenti della vita, di noi, degli altri, di Dio, sappiamo cogliere da dentro il grande dono che Dio ci ha fatto chiamandoci prima alla vita e poi alla salvezza. 

“A chi paragonerò io questa generazione? Essa è simile a quei fanciulli seduti sulle piazze che si rivolgono agli altri compagni e dicono:
Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non avete pianto.
È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e hanno detto: Ha un demonio.
È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori.
Ma alla sapienza è stata resa giustizia dalle sue opere”.