
Mercoledì 9
Natale è fermarci al cuore, al dramma di un Dio che chiede accoglienza. Natale è lo sconcerto di un Dio che diventa bambino, che svela un volto fragile, che rischia – cosa è più indifeso di un bambino? – di essere ignorato, dramma di un Dio che talmente ama l’umanità da correre il rischio di essere frainteso...
Gesù è l’unico che può ristorare le nostre anime, l’unico che può con verità accogliere chi è affaticato e oppresso. Gesù è davvero il rifugio della nostra vita, rifugio esigente, però, che ama e consola ma che chiede di imitarlo. Colui che ha conosciuto la tenerezza di Dio diventa testimone e specchio di tale amore per l’umanità, per il fratello che incontra.
Mt 11,28-30
“Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime.
Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero”.