Riflessioni sul Vangelo di martedì 1 dicembre
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Riflessioni sul Vangelo di martedì 1 dicembre

Martedì 1 dicembre

Beati i nostri occhi che vedono, beati i nostri orecchi che ascoltano, beate le nostre vite che sanno. Siamo in cammino di avvento per accogliere ancora una volta lo straordinario annuncio dell’incarnazione, per farci culla, per tornare ad accogliere l’inaudito di Dio. Siamo già cristiani eppure non lo siamo mai definitivamente, non lo siamo mai per sempre. Perciò abbiamo bisogno di avvento, perciò prendiamo molto sul serio questo cammino: per combattere il demone dell’abitudine e l’arroganza del sentirci a posto. Beati i nostri occhi se vedono, e le nostre orecchie, se ancora odono. E le nostre mani se ancora toccano. Beati perché significa che ci siamo fatti piccoli a sufficienza per poter accogliere la piccolezza di Dio che si consegna ai poveri di cuore, ai modesti, a coloro che il mondo giudica sempre inappropriati. Beati perché prendiamo coscienza di quale grande dono abbiamo ricevuto nel poter vivere da figli di Dio. Ed esserlo veramente. Con questo spirito riscopriamo ciò che siamo.  

Lc 10,21-24
Gesù esultò nello Spirito Santo e disse: “Io ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così a te è piaciuto. Ogni cosa mi è stata affidata dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare”.
E volgendosi ai discepoli, in disparte, disse: “Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Vi dico che molti profeti e re hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, ma non lo videro, e udire ciò che voi udite, ma non l’udirono”.