
Mercoledì 11 novembre
nove vanno al Tempio e il samaritano, senza un Tempio in cui essere accolto, corre dal Tempio della gloria di Dio che è Gesù. E gli altri? - nota Gesù - nulla, spariti, scomparsi. Maillot, un autore francese, commenta questo brano dicendo che: "guarire gli uomini dalla loro ingratitudine è ben più difficile che guarirli dalle loro malattie". Essere guariti non significa essere salvati. I nove ingrati sono la perfetta icona di un cristianesimo purtroppo ancora diffuso, che ricorre a Dio come ad un potente guaritore da invocare nei momenti di guai. Che triste immagine di Dio si fabbricano coloro che a lui ricorrono "quando c’è bisogno", che lasciano Dio ben lontano dalle loro scelte, dalla loro famiglia, salvo poi arrabbiarsi e tirarlo in ballo quando qualcosa va storto nei loro progetti. I nove sono guariti: hanno ottenuto ciò che chiedevano. Ma non sono salvati. Rimasti chiusi nella loro parziale e distorta visione di Dio, guariti dalla lebbra sulla pelle, non vedono neppure la lebbra che hanno nel cuore.
Lc 17,11-19
gli vennero incontro dieci lebbrosi dicendo: “Gesù maestro, abbi pietà di noi!”.
Appena li vide, Gesù disse: “Andate a presentarvi ai sacerdoti”. E mentre essi andavano, furono sanati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce; e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: “Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato chi tornasse a render gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?”. E gli disse: “Alzati e va’; la tua fede ti ha salvato!”.