
Mercoledì 21 ottobre
Gesù è molto realista: la stragrande maggioranza delle persone ama per averne un tornaconto, fa le cose pensando di averne un profitto, sono dei calcolatori, dei mercenari. È normale che sia così, istintivo: prima pensiamo a proteggere noi stessi e i nostri interessi, poi quelli delle persone che amiamo e poi gli altri. Il mercenario, davanti ad un pericolo, ai lupi che assalgono il gregge, ad esempio, fugge. Non è questa la sensazione che portiamo nel cuore? La solitudine che ci spaventa?Non abbiamo forse il desiderio di essere accuditi e protetti da qualcuno che si occupi di noi senza averne un tornaconto? A chi sto davvero a cuore? E Gesù risponde, semplicemente: a me stai a cuore.
"Io sono tutto per voi, di giorno e di notte, d’inverno e d’estate, ricchi e poveri, sani e infermi, sacerdoti e secolari, vicini e lontani, villici e cittadini. Io sarò certo per tutti e, se un cieco amore non m’inganna, tutto per tutti"
(Dall’omelia di S. Antonio Maria Gianelli, vescovo - di cui oggi si celebra la memoria - dell’8 luglio 1838, ingresso in diocesi di Bobbio)
Gv 10,11-18
«Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.