Riflessioni sul Vangelo di lunedì  12 ottobre
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Riflessioni sul Vangelo di lunedì 12 ottobre

Lunedì 12 ottobre

Una generazione che cerca segni: non è cambiato molto, da allora. Eppure Gesù è consapevole che il miracolo è ambiguo, che possiamo credere al miracolo senza riconoscere chi lo compie e cercare Dio per ciò che opera, non per ciò che egli è davvero. No: il miracolo è funzionale al Regno, "serve" solo se conduce a Dio, se spalanca il nostro cuore. Il miracolo può essere una scorciatoia, un’emozione che - una volta passata - ci lascia intatti nella nostra indifferenza. Attenti, discepoli, a non correre dietro ai presunti miracoli, ma a riconoscere l’unico grande segno che il Maestro ci ha lasciato: il segno di Giona. Giona, pavido profeta, venne inghiottito da un pesce in mare aperto e poi ributtato sulla terra per compiere la sua missione secondo la colorita parabola che lo descrive. Così Gesù resterà per tre giorni nel ventre della morte prima di ritornare in vita. La resurrezione è il grande segno da riconoscere, la grande novità della fede. 

 Lc 11,29-32
“Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato nessun segno fuorché il segno di Giona. Poiché come Giona fu un segno per quelli di Ninive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione.
La regina del sud sorgerà nel giudizio insieme con gli uomini di questa generazione e li condannerà; perché essa venne dalle estremità della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, ben più di Salomone c’è qui.
Quelli di Ninive sorgeranno nel giudizio insieme con questa generazione e la condanneranno; perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, ben più di Giona c’è qui”.