
Domenica 14 giugno
Conoscete la fenice? Facile individuare quale sia il desiderio che porta alla nascita del leggendario uccello: la fenice possiede la vita eterna. Conviene già soffermarsi su questo primo dato, su questa prima verità: ogni uomo desidera la vita eterna, ma questo non significa desiderare una vita in cui sia assente la morte. Il vero desiderio, la vera misura dell’eternità, sta in una morte che è attraversata e vinta: la fenice risorge dalle proprie ceneri, ma l’amarezza di queste ceneri non le viene abbonata.
Un passo ancora in avanti: ma che cosa mangerà la fenice, per meritare la vita eterna? La mitologia risponde con un frutto: il melograno. Come si ottiene la vita eterna? Grazie ad un frutto che, impregnato di passione (è vividissimo il suo rosso), si lascia mangiare nel suo spezzarsi e frantumarsi, perché tutti possano cibarsene. Dolce e aspro, oro e vermiglio: un contrasto che lo definisce e lo consuma.
Ecco perché la Chiesa mutuò questo segno mitologico e pagano per parlare dell’Eucaristia: non è forse il frutto della vita eterna? Non è, al contempo, sapore aspro del Golgota e profumo inebriante del Banchetto nuziale? Non è cibo consumabile solo nel suo lasciarsi spezzare e frantumare, così da rifuggire il possesso di pochi e favorire la comunione di molti?
In un “pezzo di pane” tutto il cuore del mondo, tutto il desiderio dell’uomo. In un invito al banchetto la promessa, per le molte “galline razzolanti” a causa del peccato, di poter essere già oggi straordinarie fenici accese dal fuoco dell’Amore che chiede di ardere nelle viscere più profonde della loro povertà.
Quod non capis, quod non vides,
animósa firmat fides,
præter rerum órdinem.
Sub divérsis speciébus,
signis tantum, et non rebus,
latent res exímiæ.
[s. Tommaso d’Aquino]
+ Vangelo di San Giovanni [6,51-58]
In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».