
sabato 30 maggio
Sai quando ami? Quando ti fidi. E sai quando ti fidi? Quando ti lasci scegliere. Perché la difficoltà sta tutta qui: accettare di scegliere di lasciarsi scegliere. È un crinale, anzi, un dirupo che ci spaventa sempre in modo tragico, perché sappiamo che l’equilibrio sarà arte ardua su quello che è il confine più alto della nostra esistenza: la libertà. Libero di resistere alla vertigine, chiudendosi nelle “cose sicure” che ho scelto io; libero di cedere al logorio della paura di non farcela, buttando tutto quello che sono, per scegliere almeno di perdermi, piuttosto che trovarmi perduto senza averlo scelto. Ma l’amore è la possibilità di equilibrio tra relativismo (faccio ciò che scelgo) e nichilismo (scelgo di non dover più scegliere): l’amore è l’equilibrio della libertà. Ma serve fiducia, perché è un equilibrio di coppia: mai soli, quando si decide di abitare le altezze, altrimenti o si scappa o si cade. Ed è lì che risuona la domanda: ti lascerai scegliere dalla mano che ti sosterrà? Il Vangelo di Giovanni è un Vangelo che parla dell’amore, dunque della fede, dunque della libertà: «se IO voglio»...e tu vuoi ancora scegliere, o liberamente ti fiderai dell’amore?
+ Vangelo di San Giovanni 21, 20 - 25
In quel tempo, Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?». Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi». Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?». Questi è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera. Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere.