
Mercoledì 6 maggio
Siamo tutti a bottega di un grande Mastro vetraio, tutti a scuola di trasparenza: il vetraio lascia sparire il suo nome nella luce con la quale edifica cattedrali. È arte umile e casta quella che non si lascia ingannare dall’illusione che il vetro possa brillare maggiormente quando trattenga la luce. È un lasciar passare l’Altro, non per indifferenza, ma per scelta radicale: nessun vetro, nel cuore del Maestro, vale quanto la Luce. Infiniti frammenti brillano per l’arte di chi, con cuore e occhi limpidi, si fa servo del Sole.
+ Vangelo di San Giovanni [12,44-50]
In quel tempo, Gesù esclamò: «Chi crede in me, non crede in me ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre. Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. Chi mi rifiuta e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho detto lo condannerà nell’ultimo giorno. Perché io non ho parlato da me stesso, ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha ordinato lui di che cosa parlare e che cosa devo dire. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre le ha dette a me».