Celebrazioni del S. Natale al Santuario
Santuario Basilica Nostra Signora di Montallegro sito ufficiale Rapallo

Celebrazioni del S. Natale al Santuario

Omelia notte di Natale 2021


Benvenuto, Dio
I pastori di Betlemme, questa notte così strana, così santa, sono storditi dal freddo e confusi dal sonno, spaventati e increduli.
Tanta luce così non l’avevano mai vista.
La loro è una vita che si consuma nella sopravvivenza e nella rabbia contro un destino cinico e per alcuni versi barbaro che li ha spinti, insieme alle loro pecore, oltre i margini della società, ad esercitare un lavoro malvisto e malpagato, malsano e disprezzato.
Sono pastori, cioè nulla.
Sono pastori, cioè dimenticati da tutti.
Sono erranti con i loro greggi nelle avare colline di Giudea, a due passi dal deserto che di giorno li soffoca con il caldo e di notte li opprime con il gelo.
Obbligati a dormire all’addiaccio, scoraggiati nel farsi una famiglia, impossibilitati a rispettare le minuzie della Legge o a frequentare una comunità.
Sono pastori, cioè dimenticati.
E se anche un qualche Messia dovesse mai salvare Israele dall’oppressione straniera, certamente non verrebbe a cercarli, perduti come sono.
Non attendono salvezza, sono rassegnati alla vita, all’oggi, all’ineluttabile.
Ma in questa notte, strana e santa non sono storditi solo per il freddo e per la luce:
Una parola li ha scioccati: “Per voi”
Per voi è nato un Salvatore.
Non per gli altri. Per voi.
Non per l’Imperatore che dalla lontana Roma impone ai sudditi un censimento come chi conta un gregge e già pregusta gli introiti delle tasse.
Non per lo spietato e astuto Erode, che usa la religione come arma di propaganda e vede Dio come un concorrente.
Non per i sacerdoti impegnati a celebrare la potenza del Dio di Israele e a vantarsi del tempio appena ricostruito, che conoscono il luogo della venuta del Messia ma non escono a vedere se è vero che nel cielo di Betlemme brilla una stella.
Non per la brava gente di Gerusalemme turbata dalla visita dei Re magi che ipotizzano la nascita di un Re dei Giudei.
E nemmeno per il rabbino di Betlemme che prima di addormentarsi, quella notte, ha invocato con forza la venuta del Messia, come faceva tutte le sere. E che nasceva a duecento metri da casa sua.
Per voi è nato un Salvatore.
Per voi che non ve lo aspettavate. E neppure ve lo meritate.
Perché solo chi conosce bene la perdizione, ha bisogno di salvezza. Del Salvatore.
Proprio perché la durezza della vita ha reso il vostro cuore pietra. E fango. E sterco.
Per voi è nato un Salvatore.
Perché Dio cerca le pecore perdute. E i pastori perduti.
E Pastori erranti siamo noi.
Dunque: “Per noi è nato un Salvatore”.
Se ancora abbiamo l’onestà di riconoscerci persi in un mondo che non riconosciamo più, perché lo abbiamo impoverito, deturpato, sfruttato, in definitiva non amato; se ancora il desiderio di pienezza e di infinito mozza il fiato, inumidisce gli occhi, scuote l’anima nel profondo; se ancora la speranza che tutto abbia un senso ci abita… Allora
Per noi perché mendicanti, cercatori, lebbrosi, è nato un Salvatore.
Perché Dio viene per gli ultimi, per i perdenti, corre nei deserti a scovarli, invia truppe angeliche a illuminarli e riempirli di gioia.
Questo accade, in questa notte santa. In questa nuova Creazione. In questo nuovo oggi.
Accade oggi il Natale del nostro Dio. E si fà spazio fra i nostri inutili natali, fra le nostre usurate abitudini, fra emozioni imposte dai pubblicitari e dal marketing.
In questo ridondare di zucchero e melassa, di atmosfera magica che esaspera il dolore dei tanti che, in questi giorni, indossano la maschera della felicità d’ordinanza sperando che passino le feste.
Ecco, qui, esattamente, qui, proprio oggi, proprio a me, Dio dice:
per te, Gianluca, è nato il Salvatore.
Sì, Signore, salvami.
Salvami dalla tenebra che mi impedisce di vedere. Salvami dal non senso che attanaglia e incombe sulla mia vita. Salvami dal vittimismo e dallo scoraggiamento, dall’arroganza e dal narcisismo. Salvami, o Salvatore.
Fammi tuo.
Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia.
Dio nasce ancora in me e mi invita a riconoscerlo nei segni.
Sono segni semplici: i pastori sanno bene cos’è una mangiatoia. Dio non si nasconde, non fa il difficile, non si fa desiderare, né riserva la sua conoscenza a pochi eletti.
Sono segni vitali: C’è un neonato in braccio a sua madre. La cosa più normale. Così come segni vitali sono le persone che incontriamo per strada, un raggio di luce che buca le nubi, un canto natalizio, magari con tromba e organo, una candela accesa, la telefonata che faccio o che ricevo.
La vita è una caccia al tesoro, ci farà capire quel neonato diventato grande. Cerca Dio e cercalo la dove c’è vita.
E io, vi confesso,ho ancora voglia di cercarlo.
Perché quel bambino mi dice che Dio non si è ancora stancato dell’umanità. Di me. Di te. Di tutti.
E’ così tenero.
Eccolo qui Dio.
Sonnecchia, stropiccia gli occhi, i pugni chiusi, la bocca a cercare il seno giovane della giovane madre.
Eccolo qui il Creatore di Tutto.
Eccolo qui il Dominatore dell’Universo.
Benvenuto, Dio. Benvenuto nel nostro piccolo grande mondo.
Don Gianluca, rettore.