Riflessioni sul Vangelo di lunedì 26 aprile
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Riflessioni sul Vangelo di lunedì 26 aprile

Lunedì  26

Tutti abbiamo in mente la splendida immagine del pastore che lascia le novantanove pecore nell’ovile per andare a cercare la pecora che si è persa e, dopo averla trovata, se la carica sulle spalle e la conduce con le altre. Bene, ora resettate quella immagine. Perché il pastore di Giovanni è fatto di un’altra pasta. Non è il buon pastore, è il pastore autentico. È un vero e proprio combattente che difende le pecore dall’assalto dei lupi e dall’ignavia dei mercenari. Molto simile all’eroico adolescente Davide che non aveva paura di Golia. La fede è per i forti, non per i deboli. È colma di tenerezza, ma anche di pacifica convinzione e determinazione.

«chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
7Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. 10l ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.