Santuario N.S. Montallegro

INCONTRO SETTEMBRE 2009

 

 

 


Abbiamo parlato del matrimonio come:
- chiamata a essere collaboratori di Dio, in cui per amore un uomo e una donna danno vita alla famiglia
- sacramento, in cui Gesù come a Cana, in cui salva una festa di nozze compiendo il suo primo miracolo, offre gli aiuti necessari per vivere questa strada comune. E’ nella presenza di Gesù alle nozze che abbiamo una conferma della bontà del matrimonio. Gli sposi possono vivere il senso originario del matrimonio, seguire Cristo fino a rinnegare se stessi, sforzandosi di superare le reciproche incomprensioni e vincendo la stanchezza derivante dall’abitudine quotidiana; infatti l’attrazione fisica e la vita sessuale col tempo decadono e l’essenzialità della vita di coppia rimane nella donazione completa di sé. Come Gesù non aspetta la perfezione della Chiesa per amarla, così gli sposi devono accettarsi con i pregi e i difetti, se si vuole giungere alla perfezione.
- chiamati ad attuare il progetto di Dio. Proviamo a pensare che nel momento del “Sì” il Signore si rivolga agli sposi così: “ Cari sposi, tutti e due dovete fare un lungo cammino, dall’Egitto alla terra promessa, dalla quotidianità della vita alla patria celeste. Ebbene, il cammino è lungo e presenta tante difficoltà; prendetevi mano nella mano e fatelo insieme. Ebbene, a te giovane sposa, affido questo giovane, portamelo in paradiso. A te giovane sposo, ugualmente affido questa ragazza, portamela in paradiso”
La spiritualità coniugale potrebbe essere definita come la  via  lungo  la quale l’uomo e la donna crescono insieme nella fede, nella speranza e nella carità, testimoniando a se stessi e agli altri, ai figli e al mondo, l’amore di Cristo che salva.
E’ in questo cammino interiore che possiamo, insieme, raggiungere la terra promessa.

AMARE SIGNIFICA MORIRE PER VIVERE

Una volta sposati ognuno vorrebbe conservare la propria autonomia e le proprie abitudini: lo sport, gli amici, i viaggi,…e poi ci si accorge che non è più possibile. Bisogna rinunciare, ma alla fine si è contenti di essere giunti dove non si pensava affatto, e cioè: avere dei figli con un buon avvenire, una moglie affettuosa, anche se brontolona, un marito capace di sacrificarsi per il bene di tutti, anche se taciturno. Quindi pregi e difetti.
Ci si sposa, quindi, non per non soffrire, ma per soffrire (dal latino sub-ferre=portare) e offrire insieme.

Anche Gesù si era creato una sua famiglia, quella degli apostoli e sappiamo quante rivalità, invidie e gelosie vi erano tra essi. Tutti volevano i primi posti e nessuno voleva servire. Cosa ha fatto Gesù? Li rimanda tutti a casa?
No! Insegna loro la legge dell’amore, la legge del perdono. Gesù è il padre di famiglia che serve, che lava i piedi agli apostoli. Gesù, l’offeso, il tradito, spera negli apostoli, li consola e affida loro una missione straordinaria. Essi non deludono più il loro padre, fratello, amico. Certo ciò si è verificato perché furono tutti pieni di Spirito Santo; per questo si afferma che nel cammino penitente della vita matrimoniale(= di continuo ricominciare) è necessario il nutrimento spirituale: l’Eucaristia, la preghiera, il perdono vicendevole. La grazia propria del sacramento del matrimonio perfeziona l’amore dei coniugi e rafforza la loro unità. Per questa grazia essi si “aiutano a vicenda per raggiungere la santità nella vita coniugale” (L.G. 41).
Cristo è la sorgente di questa grazia. Egli rimane con loro, dà loro la forza di perdonarsi a vicenda le incomprensioni, di portare l’uno i pesi dell’altro e di amarsi di un amore soprannaturale, delicato e profondo.
Il matrimonio-sacramento non dispensa dalla fatica, ma la rende sensata e possibile con un cammino spirituale di coppia, fatto di preghiera, di ascolto della Parola, di Eucaristia, di gesti di attenzione reciproca e di dialogo assiduo.
Spezzare il pane del perdono nel cammino penitente, è uno degli elementi della vita familiare. E’ fortemente negativo portare il broncio e chiudersi in se stessi. Portare una rosa alla moglie dopo una discussione, comprare il gelato ai figli dopo un momento di frizione, invitare ad una passeggiata oppure a qualunque altra forma di “pazzia o di stranezza” per dimostrare che il temporale è passato, sono piccoli gesti che servono a spezzare il pane dell’amore.
Imparare a pregare insieme è imparare ad amarsi.
- La preghiera non è una pratica da seguire solo perché si è sempre fatto così; non è una riflessione su Dio astratta, sentimentale, senza amore; non è un togliersi dalla realtà, appartandosi in un deserto interiore, lontano da doveri e problemi.
- La preghiera è invece andare al cuore dei problemi, un affrontare insieme le situazioni dolorose e difficili, ed è farlo con Dio: non un Dio “senza volto”, invocato per risolvere solo le difficoltà, ma con il Dio di Gesù Cristo, che è Padre e Figlio e Spirito Santo.
- La preghiera, allora, non è entrare nel “mio io” profondo, in solitudine, ma è entrare nel “noi profondo della coppia”, per liberarsi insieme da eccessive preoccupazioni.
E’ rimanere nell’amore di Dio.
E’ vedere al di là delle esperienze.
E’ credere che Dio ci parla, ci corregge, ci ama.
E’ accettare i fatti della vita, nella luce e nell’amre di Dio, accogliendo le persone che ci vivono accanto.
Il matrimonio dunque, non è solo stare insieme, ma principalmente un donarsi all’altro.
E’ opportuno cambiare l’espressione: io vivo con mia moglie, io vivo con mio marito, in “io vivo per mia moglie, io vivo per mio marito”. E’ difficile dare tutto, ma Gesù dice: “Chi vuol guadagnare la propria vita, la perda” Efesini 5,21-23

L’amore coniugale cresce grandemente se si mette Dio al primo posto nella vita, non solo personale, ma di coppia. Il per-dono, inteso come perdere se stessi per farsi dono all’altro, sarà la naturale conseguenza dell’agire e del crescere, come individui ma soprattutto come coppia, quindi come Chiesa e, inevitabilmente, come società.

Theilhard de Chardin scrive: “Il mondo appartiene a coloro che sono capaci di offrire la speranza più grande”. Recuperare la speranza nella nostra vita significa poter cambiare il futuro.

INCONTRO COPPIE SPOSI Mese di SETTEMBRE 2009

SANTUARIO N.S. MONTALLEGRO Via al Santuario, 24 16035 Rapallo (GE)
Tel. 0185 239000   info@santuarionsmontallegro.com

© Propriet√† letteraria e artistica del Santuario di N.S. di Montallegro.
E' vietata la riproduzione anche parziale con qualsiasi mezzo effettuata.