Santuario N.S. Montallegro

Discorso del Rettore per l´inaugurazione


Il nuovo ascensore che stiamo per inaugurare ha fatto sognare,
nel tempo tante persone. Forse ha fatto sognare anche noi…
con un margine di dubbio sull’esito dell’iniziativa.
Soprattutto sull’avanzamento dei lavori mortificati
dalla reiterata inclemenza di una stagione non certo propizia.
Oggi però possiamo sentirci ripetere l’ammonimento di Gesù
ai suoi contemporanei:
“Molti hanno desiderato vedere ciò che voi vedete e non lo videro”.

I “molti” sono i nostri vecchi … i vecchi che ci hanno donato
in eredità la Presenza della Madonna a Montalegro…
i vecchi che avrebbero desiderato tanto raggiungere il Colle,
ma, mortificati nel desiderio da impedimenti dell’età,
furono costretti a “salutare la terra promessa da lontano”.
Ho ancora negli occhi lo sguardo stanco e rassegnato
del Cardinale Anastasio Balestrero.
Fu portato quassù in macchina, ma fatti pochi passi
e raggiunto il cancello, desistette dal percorrere il viale
e salutò la Madonna “da lontano”.

Siamo finalmente riusciti a realizzare un’opera che,
per la celerità del tempo impiegato,
ha tutto il sapore di un miracolo.

In occasione del 450° dell’Apparizione
Mons. Vescovo, entusiasta, appoggiò benevolmente esubito l’iniziativa.
I Lyons di Rapallo, pur di fronte alle tante e intuibili difficoltà
geologiche ed ambientali, iniziarono un silenzioso e proficuo lavoro
di ricerca.
Lavoro prezioso che garantì alla Civica Amministrazione
guidata dal dott. Ezio Capurro
di avviare l’iter delle pratiche di rito.
Pratiche riprese, subito con grande apertura di mente e di cuore
dal Commissario prefettizio Dott. Mario Spanu
che non perse tempo nel far redigere l’accordo
tra il Comune di Rapallo e il Santuario di Montallegro.
Stipula che vede e vedrà Comune e Santuario
compartecipi al 50% dell’impianto.

La nuova Amministrazione con il Sindaco
avv. Mentore Campodonico dettero volentieri l’avvio,
prima allo smaltimento delle pratiche burocratiche,
lavorando in piena armonia con la Sovrintendenza
dei Beni aristici ed ambientali;
successivamente con l’assegnazione dell’appalto
alle ditte Oliveri costruzioni, alla Maspero elevatori e alla ditta Aresi
per la parte elettrica peraltro abbastanza complessa.

Riconoscendo l’importanza e la bontà dell’opera avviata,
la Fondazione Carige volle sostenere l’oneroso impegno
con un contributo di € 200.000.

Mentre esprimo a nome del Santuario
tutta la mia profonda e filiale gratitudine a Mons. Vescovo,
ad Enti e persone sopra nominate che hanno lavorato in armonia
ed encomiabile dedizione
– alludo in particolare ai carpentieri e muratori di Claudio Oliveri –
un grazie particolarissimo e commosso va al grande artefice
dell’impianto l’arch. Emanuele Franzoni;
presenza professionale indiscussa, continua, disinteressata e solerte
nel portare a buon fine la conduzione dei lavori.
A lui un segno di riconoscenza: una copia artistica
dell’Icona della nostra Madonna.
Un grazie affettuoso – e non potrebbe essere se non così -
a Fabio Mustorgi, tramite prezioso tra Comune e Santuario;
presenza premurosa e disponibile, pronta ad affrontare
e appianare le immancabili difficoltà incontrate lungo il percorso.
Un grazie a due benefattori che hanno contribuito
a sostenere l’onere finanziario del Santuario; non sono liguri;
uno è piemontese, l’altro emiliano.
Preferisco tenere il loro nomi nel cuore. La Madonna lo sa.
Un ultimo grazie, infine, a coloro che hanno contribuito
silenziosamente alla realizzazione dell’opera.

Ho detto all’inizio che la realizzazione dell’impianto
ha tutto il sapore del miracolo… perché?

La vitalità religiosa e culturale del Capitanato ha un cuore;
un cuore che batte, un cuore che è sorgente di vita.

Nel 1557, nel consegnarci l’Icona come segno di predilezione,
la Madre di Gesù volle che venerassimo la sua immagine
inserita nel cuore della Trinità.
Purtroppo restauri di tempi passati hanno cancellato
questa felice intuizione dell’iconografo.
Affascina sempre, comunque, il pensiero che nel cuore della Trinità
c’è una quarta persona: Maria, la Madre. La Madre nel cuore di Dio.

Nel 1610 la S.Vergine si rivela a Chiavari.
…e ancora in un’altra icona… l’icona dell’Orto.
Ma questa volta è il cuore della Madre
a sostenere il divino Bambino che modellerà grazie
alla tenerezza ricevuta da un cuore più grande:
il cuore di Dio uno e Trino.

Nel 1945, a conclusione di un tragico conflitto mondiale,
la Civica Amministrazione Rapallese
volle fissare nel cuore del Gonfalone,
simbolo della vitalità culturale e religiosa della Città,
il monogramma di Maria.

Da cuore a cuore, dunque,
ma la sorgente è sempre la stessa…
Una lunga storia di tenerezza materna
che parte dal cuore di Dio,
ricrea, rigenera, dona vita ed entusiasmo
nel realizzare le cose più belle.

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