Santuario N.S. Montallegro

La pace "diversa" dello Spirito

La pace “diversa” dello Spirito

 

 

“Pace a voi” è il saluto del Risorto ai suoi, una prima e una seconda volta in questo intenso testo del Vangelo di Giovanni. Non è un semplice saluto.

Gesù aveva già annunciato questa pace: "Vi lascio pace, vi do la mia pace. Non ve la do come il mondo la dà".

Dunque, non la stessa pace che il mondo conosceva. La pax romana, per esempio, basata sulla vittoria militare, sul pugno di ferro, sulla riduzione in schiavitù di interi villaggi in caso di ribellione, sulle crocifissioni di massa. Ma neanche la pace del "vivi e lascia vivere", dell'aggiustamento alle situazioni di ingiustizia, la pace della rassegnazione ... No, una pace diversa.

La pace che Gesù portava era diversa per chi la portava, per come la portava, per la gioia che comunicava, per l'intenzione moltiplicatrice che vi era insita.

Chi portava quella pace era quel Gesù che era morto di morte violenta, ma era anche risorto, era tornato alla vita, una Vita di qualità diversa, divina.

Ci mancano le parole quando cerchiamo di esprimere questa verità. Siamo affetti da afasia da mistero. Con questa incapacità di comprendere e di dire dobbiamo convivere.

Il Vangelo tuttavia è chiaro:

"Gesù mostrò loro le mani e il costato": era dunque proprio lui, quelli i segni della tortura.

La pace era portata da un uomo passato attraverso la sofferenza estrema inflitta a un innocente. Era dunque una pace costosa quella che veniva donata: "Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue versato per voi".

La pace che Cristo porta ai discepoli è quella di chi è stato capace di guardare in faccia l'ingiustizia, di farsene carico, di portarla sul proprio corpo, di farsi segnare da essa, di attraversarla e con l'inaudita realtà della risurrezione di dichiararla sconfitta.

"I discepoli si rallegrarono". Una pace nella gioia. Anche questo aveva predetto Gesù.

Ogni pace, si dirà, produce gioia. Sì, ma lascia anche sempre scie di sangue dietro di sé.

E morti da piangere. Questa pace invece produce solo gioia. Perché, se Cristo è risorto, allora anche al di là del limite posto alla natura umana, c'è speranza perché si riapra un futuro che sembrava chiuso per sempre.

Una pace che per questo è fatta per comunicarsi, per essere portata, per moltiplicarsi nello spazio e nel tempo, nell'annuncio che si replica, come un'eco infinita: Pace a voi!

"Come il Padre mi ha mandato, io mando voi".

Il Padre aveva mandato il Figlio nel mondo e il primo che lo aveva riconosciuto, Giovanni Battista, lo aveva indicato così: "Ecco l'agnello di Dio che toglie il peccato del mondo!". Il Padre mandò il Figlio come un agnello in un mondo di lupi. "Come il Padre mi ha mandato ... ", agnelli in mezzo ai lupi. .. nessuna illusione, nessuna marcia trionfale fra ali di folla inneggiante ...

agnelli ... lupi ... a portare quella pace costosa al mondo.

La pace da portare ha un nome: perdono. Il corpo nudo, segnato, risorto di Gesù è appello a riconoscere la nostra ingiustizia e accogliere da quel saluto "Pace a voi" la possibilità di vita nuova, riconciliata.

Siamo perdonati! Questo perdono non è fatto per essere privilegio esclusivo ma per essere offerto al mondo. È Cristo risorto che te lo offre, non sono io, io sono bisognosa come te, come chiunque altro, del medesimo perdono.

È triste che nella storia delle chiese cristiane a volte questo dono della grazia sia stato amministrato come un potere da gestire. Gesù aveva detto: "lo non sono venuto a giudicare il mondo ma a salvare il mondo" e altrove: "Voi giudicate secondo la carne, io non giudico nessuno".

Il peccato che rimane è quello che capovolge la verità del Cristo nel suo contrario: il vedere, nell'opera di Cristo, l'opera di Satana, il pensare di vedere mentre si è ciechi, dunque l'incapacità di confessare la propria condizione di cecità spirituale, il proprio peccato. Nessuno può negare il perdono a chi lo chiede perché sa di averne bisogno. Al centro di questa scena c'è infine un'azione inaudita di cui non abbiamo parlato ancora, "Gesù soffiò su di loro", e una parola che accompagna quella azione: "Ricevete lo Spirito Santo".

Il Cristo crocifisso, tornato a nuova vita, comunica con il soffio della sua bocca, come un tempo aveva fatto Dio con Adamo, la vita nuova. È lo Spirito, il soffio vitale del risorto che crea la pace gioiosa, che comunica il perdono, che moltiplica l'annuncio facendolo rimbalzare una generazione dopo l'altra in ogni dove fino a noi, oltre noi. Quel soffio leggero e impalpabile è la vita di Cristo che si propaga, è perdono che guarisce i malati della vita, è speranza contro il regno della morte.

Nessuno può impadronirsi di quel soffio. Esso appartiene a Dio ed è comunicato dal Cristo risorto a tutti quelli che credono in Lui.

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