Santuario N.S. Montallegro

Basta un "grazie"

 

 

 

Gesù non ha detto: "Adoratemi"

Egli ha sempre affermato: "Prendete e mangiate, questo è il mio corpo"

Nel cibo mangiato si assimila la storia, la vita e l'intimità di una famiglia. 

 

INCONTRO DI GIUGNO

 

PRANZO DELLA DOMENICA

 

Dalla cucina, come al solito, la donna disse:

"E' pronto!".

Il marito, che leggeva il giornale, e i due figli, che guardavano la televisione e ascoltavano musica, si misero rumorosamente a tavola e brandirono le posate.

La donna arrivò.

Ma invece delle solite profumate portate, mise in centro tavola un mucchietto di fieno.

"Ma... ma!", dissero i tre uomini. "Ma sei diventata matta?".

La donna li guardò e rispose serfica: "Bè , come avrei potuto immaginare che ve ne sareste accorti? Cucino per voi da vent'anni e in tutto questo tempo non ho mai sentito da parte vostra una parola che mi facesse capire che non stavate mangiando fieno". 

 

Per festeggiare il decimo anniversario del matrimonio, una donna chiese alla rivista letta dal marito di pubblicare un messaggio per lui. Eccolo: "Grazie, grazie amore mio, perchè se oggi sono una donna, una moglie e una madre felice lo devo a te. Grazie  perchè mi fai sentire sempre e dovunque l'unica donna al mondo per te. Grazie perchè mi fai sentire bella . Grazie perchè mi fai sentire importante. Grazie per i tuoi sguardi d'amore quando siamo in mezzo alla gente. Grazie per i tuoi "ti amo" lasciati qua e là quando meno melo aspetto. Grazie perchè ci sei. Grazie per questi splendidi anni d'amore".Abbiamo un potere immenso: decidere la felicità o l'infelicità delle persone che ci stanno accanto. Di solito basta un "grazie" detto o dimenticato.  

 

Ho sceso dandoti il braccio,

almeno un milione di scale

e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.

Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.

Il mio dura tuttora, né più mi occorrono

le coincidenze, le prenotazioni,

le trappole, gli scorni di chi crede

che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio

non già perché con quattr'occhi

Forse si vede di più.

Con te le ho scese perché sapevo che di noi due

le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,

erano le tue. 

Eugenio Montale 

 

Conclusione:

L'amore vince la morte perché è irradiante, diffusivo di sé, origine prima e sempre nuova di ogni vivere, di ogni uscire dalla morte. Per amore siamo nati; per amore viviamo; essere amati è gioia della vita; non esserlo e non saper amare è infinita tristezza. "Chi non ama rimane nella morte" (1 Giv.3,14), non nasce alla vita: l'amore è esperienza originaria e originante dell'esistenza, l'esodo da sé senza ritorno, che è al tempo stesso il misterioso, originario avvento del dono di esistere. La vocazione originaria è l'amore: essere significa amare!

Se questo è vero, l'essere nel più profondo degli esseri è amore, e la struttura più profonda di tutto quanto esiste risiede nella dialettica di alterità e di comunione, che è la dialettica dell'amore: per amare bisogna essere almeno in due, uscire da sé per andare verso l'altro e accogliere a tal punto l'altro in sé da ritrovare se stessi in lui.   

"L'amore è la distinzione e il superamento del distinto" (G.W.F. Hegel): chi ama riconosce l'altro in quanto altro e tende a farsi uno con lui, non sopprimendo la sua alterità, ma offrendogli la propria identità  e accogliendo in dono quella dell'altro.

L'amore è esodo senza ritorno, offerta radicale di sé; l'amore è avvento senza rimpianto, accoglienza radicale dell'altro: "Tu, Padre, in me, ed io in te" (Gv.17,21) 

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