Santuario N.S. Montallegro

GESU´ FUORI DAL COMUNE

Il suo sogno era troppo diverso, fuori misura

È morto fuori. L'hanno ucciso fuori. Fuori dalla città. E l'hanno deposto in fretta dalla croce. Era vicina la festa, la più grande delle feste, e non sarebbe stato un bello spettacolo vedere un uomo inchiodato alla croce.
Una morte fuori e una sepoltura di nascosto, nella fretta. E che la città non venisse sporcata dalla visione, dall'eterodossia dell'uomo di Galilea. La notte, la notte e il suo silenzio avrebbero inghiottito tutto. Una grotta, una pietra, la notte. Notte del Venerdì santo.
Ora che ritorna fra noi la memoria di quella notte fuori, mi viene spontaneo ricordare che anche la sua nascita avvenne fuori. Fuori: un destino che avrebbe segnato lo sua vita, fin dall'in principio. Fin da quando ancora era chiuso nell'ombra del grembo.
Strana assonanza tra la nascita di Gesù e la sua morte. Anche nel suo venire alla luce, fuori. Fuori dal suo paese, fuori dalla città delle origini, fuori dall'albergo dei pellegrini: non c'era posto. Una nascita trafugata come la sua morte. E ancora una grotta. E ancora il buio della notte. Rigato, ma per poco, da una luce e da un coro di angeli.
Fuori. Lo cacciarono fuori dalla sinagoga. Eppure era il suo paese. Lo cacciarono fuori dal territorio: portava male, liberava l'ossesso ma a prezzo di migliaia di porci finiti nel lago. Lo cacciarono fuori dal tempio: presero le pietre per cacciarlo.
Era troppo diverso: aveva la pretesa d'inaugurare non mostre, non chiese, non campi sportivi, ma di inaugurare un inizio di regno di Dio sulla terra, un inizio del sogno di Dio. E che ci potesse essere una speranza per tutti, anche per i peccatori e i disperati, per i poveri e per i gravati.
Ma per stare con la gente, dentro un'umanità dolente e in attesa.
Così per tutta la vita. Fuori dal comune modo di sentire. Fuori di testa anche per i suoi amici. E Pietro non glielo mandò a dire, lo tirò in disparte per dirgliene quattro il giorno in cui si azzardò a fare le previsioni, non del futuro del tempo, ma del suo futuro di croce.
E lui dovette sentirsi sempre. un po' straniero, anche in mezzo ai suoi. Anche qualche giorno prima della morte di croce, quando nella sala del banchetto i suoi amici, proprio i suoi, fecero un gran chiacchierare sulla donna che gli aveva profumato il capo. accarezzato il corpo e asciugato coi capelli i piedi. Alla vigilia del grande viaggio. E non fu l'unica donna che lo unse. Per loro, per le donne, non era fuori di testa, era l'uomo dei sogni, del sogno di Dio.

Così fuori, forse sempre. Straniero anche oggi, se metto la sua immagine, non quella artefatta dei nostri documenti ma quella viva, precisa dei Vangeli, nella carrellata dei volti che dominano dai nostri schermi.
È tornato straniero. E oggi, nel mese che odora di Pasqua, sento come una paura al cuore: che si senta straniero, fuori, anche accanto a me.
Come se dicesse che non capisco, come se osasse orizzonti che neppure in sogno oso sfiorare, terre non inghiottite dal vuoto, terre non lacerate dall'arroganza, dalla competizione, dal mercato.
Oggi che tutto è mercato. E non ce ne rendiamo conto. ( ... )
Sento - ti dirò - un bisogno di purificazione. E che a lavarmi sia lo "spettacolo" della croce. Spettacolo, così lo chiama il Vangelo di Luca: "le folle che erano accorse a questo spettacolo" (Lc 23,48).
Spettacolo di verità, spettacolo di un uomo fuori, uomo Dio, perciò fuori, fuori misura, il fuori misura dell'amore.

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